DATI DI SCENARIO ISMEA (Aggiornati a gennaio 2026)
Nel 2024 la produzione italiana di nocciole, mandorle, noci, castagne e pistacchi ha raggiunto 284 mila tonnellate. Si tratta di un’offerta ampia e diversificata, ricca di varietà e caratteristiche distintive legate ai diversi territori di origine, che colloca l’Italia tra i primi dieci produttori mondiali.
La crescente domanda ha favorito l’ampliamento delle superfici coltivate: nel 2024 gli ettari dedicati alla frutta a guscio hanno superato quota 200 mila. Tuttavia, negli ultimi cinque anni la produzione nazionale non è aumentata in modo significativo, a causa dei cambiamenti climatici, dei problemi fitosanitari (come l’arrivo di nuovi insetti e malattie) e dei lunghi tempi necessari affinché i nuovi impianti entrino in produzione.
In Italia è in forte crescita sia il consumo “tal quale” di frutta a guscio, sia la domanda dell’industria agroalimentare, che utilizza queste materie prime per creme e bevande vegetali, confetteria, prodotti da forno e pasticceria, snack e barrette energetiche, pasta di mandorle, dolci a base di castagne, preparati per la colazione e molto altro. L’industria assorbe circa il 55% della frutta a guscio disponibile. Poiché la produzione nazionale non è sufficiente a soddisfare il fabbisogno dell’industria, le importazioni risultano essenziali per garantire l’equilibrio tra domanda e offerta e per sostenere le esportazioni dei prodotti trasformati in Italia.
Nel 2024 l’Italia si è classificata all’undicesimo posto tra gli esportatori mondiali di frutta a guscio, con 85 mila tonnellate spedite e introiti circa 700 milioni di euro. Nello stesso anno, però, le importazioni hanno raggiunto 476 mila tonnellate, per oltre 1,6 miliardi di euro. Le forniture provengono soprattutto da Paesi extra-UE: Stati Uniti e Turchia rappresentano insieme circa il 50% della spesa per l’import, mentre la Spagna copre circa il 12%.
L’Italia è il sesto maggiore importatore mondiale di frutta in guscio, per il rilevante fabbisogno dell’industria dolciaria nazionale, conosciuta e apprezzata in tutto il mondo, ma anche per la significativa crescita dei consumi interni, favoriti dalla diffusione di stili di vita orientati al benessere e dal successo di prodotti innovativi, quali mix e barrette energetiche/dietetiche, che hanno contribuito a destagionalizzare l’acquisto di frutta in guscio svincolandolo dalle tradizionali occasioni legate a ricorrenze e festività. Nel 2024 il consumo complessivo di frutta in guscio in Italia si è attestato a 675 mila tonnellate, il 40% in più rispetto a dieci anni fa.
Nel 2025 la spesa delle famiglie italiane per la frutta a guscio “tal quale” ha superato 1,1 miliardi di euro (esclusi i prodotti sfusi), con un incremento del 13% rispetto all’anno precedente. In termini di quantità, gli acquisti hanno superato 89 mila tonnellate, pari a un +6% sul 2024 (dati Ismea-NIQ).
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